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Tre lezioni di luce, un fotografo in barca a vela | Walter Zerla

 Posted on Ottobre 6, 2025      by Walter
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Tre lezioni di luce

Appunti di navigazione dello sguardo tra stupore, pigrizia ed entusiasmo

Ci sono giorni in cui la fotografia non è solo uno sguardo, ma un confronto con se stessi. Vivendo e fotografando dalla barca ho imparato che il lago, come la vita, non perdona né l’eccesso d’entusiasmo né la resa alla pigrizia. Ogni scatto diventa una prova di lucidità, una piccola battaglia interiore tra ciò che vedo e ciò che sento.

Ci sono giorni in cui la fotografia non è solo uno sguardo, ma un confronto con se stessi: tre lezioni di fotografia sul lago che mi hanno insegnato la pazienza e la luce

I. Lo stupore acceca

Il mio incubo quotidiano, quando vivevo e fotografavo dalla barca, era evitare di creare immagini banali.

Lo stupore, così luminoso e ingannevole, rischiava di rubarmi la lucidità.
Ogni volta che mi trovavo di fronte a una scena che toglieva il fiato, sapevo che il pericolo era lì, in agguato: l’ovvio.
Allora lasciavo che la mano seguisse l’istinto, scattavo trenta, quaranta foto in un lampo.
Poi, con la stessa determinazione con cui un marinaio ammaina la vela in un colpo di vento troppo forte, cancellavo tutto.
Quel gesto, così netto e doloroso, era la mia disciplina estetica: una forma di igiene dello sguardo.
Cancellare significava purificare la vista, liberarla dalla febbre dell’entusiasmo.
Solo allora tornavo a guardare. Non più con l’occhio affamato, ma con la mente e il cuore accordati tra loro.
Le immagini che nascevano in quel secondo tempo non erano più fotografie: erano visioni.


II. La pigrizia tradisce

Lottare contro la pigrizia è un esercizio necessario per chi vive di luce.

Quando il cielo si faceva grigio e il lago taceva, mi convincevo che quella non fosse una giornata “da fotografia”.
Così lasciavo che la mente si rifugiasse nelle piccole incombenze: andare in cantiere, fare cambusa, sistemare vele, scambiare parole con un amico di porto.
Era un modo per giustificare la resa, per illudermi di non perdere nulla.
Ma poi, all’improvviso, il cielo si apriva.
Il sole squarciava le nuvole e la luce — quella luce magica e impossibile da prevedere — si riversava sul lago come un’apparizione.
Io, attraccato a terra e impreparato, restavo immobile, pentito.
La pigrizia non è solo stanchezza: è la mancanza di fede nell’imprevisto, la rinuncia a credere che qualcosa possa ancora accadere.


III. L’entusiasmo inganna

Dopo tanti anni ormai so che le ore migliori per fotografare sono quelle del mattino presto e del crepuscolo.

Eppure, quando mi svegliavo sotto un cielo terso, con il sole che spaccava le onde, non resistevo: partivo, salpavo, percorrevo rotte nuove.
Passavo la giornata a inseguire la costa, i porti, le vele lontane.
Ma ogni scatto era una cartolina: cielo blu, luce a picco, ombre dure.
Fotografie perfette e inutili.
Tornavo stanco, proprio quando il lago si accendeva di riflessi e le luci cominciavano a raccontare storie.
Guardavo le immagini sul display e le cancellavo, arrabbiato con me stesso.
Ancora una volta, l’entusiasmo mi aveva ingannato, spingendomi a fare anziché attendere.
Avevo confuso il movimento con la ricerca, l’urgenza con la visione.
E la giornata era passata, portandosi via la bellezza che nasce solo dal silenzio e dalla pazienza.


Epilogo. Domani è un altro giorno

Non bisogna però essere troppo duri con se stessi: altrimenti si smette di vivere il momento.

A volte serve anche respirare, lasciarsi andare, concedersi una tregua.
Dopo una giornata di lavoro o di ricerca basta una sola immagine — una soltanto, ma vera — per farci continuare.
Il tempo meteorologico non dipende da noi: possiamo prevederlo, ma non possiamo intuire i suoi effetti estetici.
E forse è proprio questa imprevedibilità a tenerci vivi, a farci uscire ogni giorno con la speranza di assistere a un piccolo miracolo di luce.
Domani è un altro giorno. E il lago, ancora una volta, sarà diverso.

Forse è proprio in queste lezioni di fotografia sul lago che imparo ogni giorno la meraviglia dell’imprevisto

Come diceva Cartier-Bresson, la fotografia è l’attimo in cui la mente e il cuore si allineano.”
(link a Wikipedia – Henri Cartier-Bresson)


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