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L’occhio vede ciò che la mente conosce

 Posted on Ottobre 6, 2025      by Walter
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Diario dal lago: una mattina d’inverno tra pesca, filosofia e fotografia.

Annibale mi insegna la fotografia e la filosofia sul Lago Maggiore…

Annibale è il mio amico pescatore. Un tempo faceva il panettiere, oggi divora libri di filosofia e pesca per diletto. Ci siamo conosciuti a Belgirate, al bar, grazie a Marta — un’amica comune che gestisce un campo boe e una scuola di vela. Vedendolo così assorto nei suoi libri, tra un bicchiere e l’altro è nato un contratto, siglato con un aperitivo e una stretta di mano: “Io ti porto alcuni libri che ho in studio, e tu mi porti a vedere come si pesca sul lago.” Un accordo di reciproca curiosità, di quelli che nascono solo quando si ha il tempo di parlare con calma, guardando la pioggia fuori dalla vetrina.

È l’ultimo giorno dell’anno, mattina presto, un freddo boia. Facciamo scivolare la barca di legno di Annibale dalla riva nel lago. Lui si muove con gesti sicuri, antichi; io, impacciato, cerco di aiutarlo come posso. L’odore del lago si mescola a quello delle esche, un profumo che solo chi vive l’acqua conosce davvero. Dentro la barca c’è di tutto: lenze, cestini, sacchetti probabilmente decennali — e noi due, che cerchiamo di non pestare nulla.

Mi spiega che quei pescatori solitari, laggiù, con lunghissime lenze e strani legni, stanno facendo la pesca alla trota. Li chiama “cani”. Mi racconta come si muovono, cosa osservano, come dialogano con l’acqua. Il grande palo con la boa in cima serve da avvertimento: per quelli come me, “nullafacenti con la macchina fotografica”, che rischiano di passare troppo vicino e tagliare le lenze.

Io scatto. E ho la fortuna che quella mattina le nuvole mi siano complici: colorano il cielo, il lago, i nostri respiri. Tutto si fonde in una luce che non chiede permesso.

Guardando Annibale capisco che non sta pescando per prendere pesci. Sta vivendo la luce di questo mattino memorabile, e lo fa insieme a me. Non esce per pescare: esce per vivere il lago. Me lo dimostra parlando dei cieli che incontra ogni giorno, dei loro umori, dei colori che cambiano prima del sole.

Rientriamo. Le remate ora si fanno più veloci, possiamo anche spaventare i pesci — tanto il nostro bottino è già altrove. Un persico, l’unico pescato, lo ributtiamo nel lago: anche lui deve capire che era solo una scusa, quella di pescare. Infreddoliti, dopo aver trascinato la barca sulla riva, raggiungiamo il bar che sta appena aprendo. Siamo a mani vuote, ma negli occhi abbiamo ancora i colori di un’alba invernale. Il vapore del primo caffè sale lento, come la nebbia sull’acqua. Annibale sorride, io pure.

Forse la vera fotografia e filosofia sul Lago Maggiore è saper guardare ciò che la mente già conosce

A volte la realtà supera la fantasia. E certe mattine, basta viverle per capirlo.

Come scriveva Goethe, ‘L’occhio vede ciò che la mente conosce

Leggi anche Il respiro dell’acqua fredda, un altro viaggio tra luce e silenzio sul lago

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