barca a vela Archivi - Walter Zerla Photography https://walterzerla.com/tag/barca-a-vela/ Walter Zerla Photography Wed, 04 Feb 2026 10:27:07 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.8.8 Raccontare i luoghi è il mio modo di restituire immagini nate da emozioni vissute https://walterzerla.com/libro-fotografico-sul-territorio/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=libro-fotografico-sul-territorio Wed, 04 Feb 2026 09:59:57 +0000 https://walterzerla.com/?p=9382 Come sai, il libro è uscito a Natale.Un libro fotografico sul territorio nato dall’esperienza diretta, dal tempo trascorso sui luoghi e da uno sguardo lento e rispettoso. Non immaginavo che avrebbe avuto un’accoglienza così intensa. Questa nuova riedizione non è una semplice ristampa: completa e rafforza l’edizione precedente, rendendola più matura e consapevole. Per me, […]

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Come sai, il libro è uscito a Natale.
Un libro fotografico sul territorio nato dall’esperienza diretta, dal tempo trascorso sui luoghi e da uno sguardo lento e rispettoso. Non immaginavo che avrebbe avuto un’accoglienza così intensa. Questa nuova riedizione non è una semplice ristampa: completa e rafforza l’edizione precedente, rendendola più matura e consapevole.

Per me, come fotografo del territorio, è stato un passaggio importante. Un lavoro che nasce da emozioni vissute e che oggi trova nuove forme per essere condiviso.

Un libro fotografico nato dall’esperienza vissuta in barca con un drone

Il progetto racconta i luoghi che conosco e che amo: il Lago Maggiore, il Lago d’Orta, le rive, le luci, i silenzi. Non come cartoline, ma come spazi abitati, osservati nel tempo giusto.
La fotografia d’autore, per come la intendo, non si limita a mostrare: cerca di restituire ciò che è stato vissuto.

Questa riedizione rafforza il racconto precedente, l’uso di un drone cheti alza in volo dalla barca lo rende più completo e coerente, mantenendo intatto il senso originario del progetto: fotografare per comprendere, e comprendere per raccontare.

Tredici presentazioni, un racconto condiviso

Il libro è stato presentato in tredici luoghi diversi. Biblioteche, sale pubbliche, spazi di incontro. Ogni presentazione è stata un momento di dialogo, un confronto vero con le persone.
È stata un’avventura molto coinvolgente, più di quanto avessi immaginato all’inizio.

Dopo ogni incontro sono arrivati messaggi, email, complimenti sinceri. Parole che raccontavano riconoscimenti, ricordi, emozioni condivise. In quei momenti ho capito che le immagini avevano trovato una strada per arrivare agli altri.

Nuove presentazioni del libro fotografico

Il percorso non si ferma qui.
Sto organizzando nuove presentazioni del libro fotografico e accolgo con piacere inviti futuri da parte di biblioteche, associazioni culturali, enti e realtà del territorio.

Chi desidera ospitare una presentazione può contattarmi direttamente per valutare insieme date e modalità dell’incontro. Ogni occasione è per me un’opportunità di dialogo e di condivisione, perché raccontare i luoghi significa anche incontrare le persone che li vivono.

Sfogliare il libro oggi

Ora il libro lo sfoglio lentamente.
Con la calma che si riserva alle cose importanti. E sì, ogni tanto affiora una piccola lacrima. Non di malinconia, ma di consapevolezza. Mi rendo conto che è un bel lavoro, onesto, nato dal tempo e dall’ascolto.

Capisco sempre più chiaramente che questo è il senso del mio mestiere:
avere la possibilità di contribuire a far conoscere il territorio attraverso le immagini. Raccontare i luoghi con rispetto, senza forzature, lasciando spazio alle emozioni che li attraversano.

Raccontare i luoghi è il mio modo di restituire immagini nate da emozioni vissute.
Per un fotografo, forse, non esiste privilegio più grande.

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Il respiro dell’acqua fredda – Fotografie d’inverno sul Lago d’Orta | Walter Zerla https://walterzerla.com/il-respiro-dellacqua-fredda/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=il-respiro-dellacqua-fredda Fri, 17 Oct 2025 14:08:30 +0000 https://walterzerla.com/?p=9235 Lago d’Orta in inverno. Mi sveglio e sento che qualcosa è cambiato.Il silenzio è diverso dal solito, ovattato, come se il lago stesso stesse dormendo.Mi ricordo di essere attraccato al pontile: ieri sera mi ero addormentato in fretta, senza nemmeno sentire le onde contro lo scafo. È stata una notte calma, perfetta. Apro il tambuccio: […]

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Lago d’Orta in inverno.

Mi sveglio e sento che qualcosa è cambiato.
Il silenzio è diverso dal solito, ovattato, come se il lago stesso stesse dormendo.
Mi ricordo di essere attraccato al pontile: ieri sera mi ero addormentato in fretta, senza nemmeno sentire le onde contro lo scafo. È stata una notte calma, perfetta. Apro il tambuccio: sorpresa, la barca è coperta da un sottile strato di neve.
Tolgo piano quella neve farinosa dalla coperta — un gesto semplice che mi riporta all’infanzia, quando, eccitato dalle nevicate, passavo la mano su ogni superficie per giocare a fare una pallina con quella neve farinosa. Sorrido da solo. Alcuni gesti, a distanza di anni, conservano la stessa magia.

Lascio il pontile. Non c’è nessuno sul lago.
Anche i gabbiani, infreddoliti, cercano la colazione sfiorando le onde.
Nell’aria c’è quel profumo pulito e inconfondibile dell’inverno.
Le sponde e le montagne del Lago d’Orta in inverno sono ancora bianche, ma so che durerà poco: il sole, presto, scioglierà tutto. Comincio a scattare fotografie.
Il pilota automatico mi lascia libero di andare a prua, di osservare, di lasciarmi sorprendere dalla luce che cambia.
Mi sento fortunato a essere qui, in questo preciso momento, nel silenzio totale del lago.
Mentre inquadro mi chiedo: riuscirò a trasmettere le stesse emozioni che provo ora, a chi guarderà queste immagini?
Forse sì. O forse no.
Ma in fondo non importa: la fotografia, come l’acqua fredda del lago, serve prima di tutto a ricordarci che siamo vivi. questo è il Lago d’Orta in inverno.

Leggi anche La solitudine in barca: il silenzio, la luce e la ricerca dell’immagine giusta

Scopri di più sul Lago d’Orta su Wikipedia

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La solitudine in barca: il silenzio, la luce e la ricerca dell’immagine giusta | Walter Zerla https://walterzerla.com/la-solitudine-in-barca-il-silenzio-la-luce-e-la-ricerca-dellimmagine-giusta/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=la-solitudine-in-barca-il-silenzio-la-luce-e-la-ricerca-dellimmagine-giusta Wed, 08 Oct 2025 16:32:07 +0000 https://walterzerla.com/?p=9220 C’è un momento, quando il porto si allontana e il rumore della terra si spegne, in cui la solitudine in barca comincia a respirare con te. Non è assenza, ma presenza: presenza dell’acqua, del vento, del ritmo lento della vela che scivola. Non servono parole, il silenzio ha il timbro di un vecchio amico che […]

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C’è un momento, quando il porto si allontana e il rumore della terra si spegne, in cui la solitudine in barca comincia a respirare con te. Non è assenza, ma presenza: presenza dell’acqua, del vento, del ritmo lento della vela che scivola. Non servono parole, il silenzio ha il timbro di un vecchio amico che ti conosce da sempre.

Ma anche in questa quiete resta un’esigenza sottile e potente: quella di realizzare l’immagine giusta. Non quella che si impone, ma quella che si rivela, solo se la sai attendere. Così, anche oggi, traccio una rotta non soltanto sull’acqua, ma dentro la visione: previsualizzo la luce, immagino la forma, attendo il punto esatto in cui tutto si allinea — la vela, la nuvola, il riflesso, il respiro. La barca si muove, io pure, ma l’immagine è già lì, da qualche parte, pronta a farsi trovare.

La notte, d’estate, arriva lentamente. Si trascina con dolcezza, regalando crepuscoli lunghi, di un blu che sembra respirare. Il lago trattiene la luce, la piega, la culla come un pensiero che non vuole svanire. Allora rimango sul ponte, ad ascoltare i suoni che si allontanano, uno a uno, finché resta solo il fruscio dell’acqua contro lo scafo.

In inverno, invece, la notte non ha pazienza. Si precipita addosso già dal pomeriggio, e alle cinque è già buio pieno. Le ore si allungano come corde tese: dodici, quattordici, a volte di più. E nasce la domanda inevitabile: cosa fare, da soli, fino alle sette del giorno dopo?

Fortunatamente ho il mio compagno silenzioso: il computer. Con lui analizzo, ordino, seleziono. Rivivo le immagini salvate — fotogrammi di luce catturati nei giorni di navigazione.

Mangi quando hai fame, ti dimentichi di lavarti, resti con gli stessi vestiti addosso per giorni. Non c’è più il tempo degli altri, ma solo il tuo — dilatato, disordinato, vero. Ti accorgi di non aver parlato con nessuno per tutto il giorno solo quando senti la tua voce, per la prima volta oggi, uscire dalla bocca — magari per imprecare dopo la solita testata contro il boma. Allora ridi, da solo, come un matto.

Mi piace sdraiarmi a prua e lasciare che lo sguardo salga alle vele bianche, distese a farfalla, rischiarate dal faro dell’albero. Attorno, la notte ti scivola accanto come un respiro, mentre la barca si muove con la dignità di chi conosce il proprio destino. Questa solitudine in barca è una forma di conoscenza lenta.

È l’alba. Ho dormito nel sacco a pelo, ma sotto ho steso i miei vestiti, schiacciandoli con il corpo. Così, al risveglio, li trovo caldi, impregnati del mio calore notturno — piccoli frammenti di conforto contro l’umidità del mattino.

La prima cosa che faccio è guardare fuori, per capire che giorno sarà: il sole colorerà le nuvole? Ha smesso di piovere? C’è qualcuno che sta già pescando, o sono solo io, come al solito? Il computer collegato al laboratorio del CNR ha lavorato tutta la notte. Mi chiedo se ha raccolto i dati, se tutto ha funzionato.

Ho freddo? Ho caldo? Non lo so. Metto il caffè sul fornello e aspetto che l’acqua inizi a borbottare. Nel frattempo, riordino le idee in funzione del meteo esterno, cercando già di intuire la direzione della luce.

L’odore del lago al mattino è pesante, spesso; si porta dentro ancora l’umida notte. È il profumo del caffè che ha la magia di casa, di parole, di sveglia che suona. Mi stupisco sempre quando, descrivendo il mio carattere, dico di essere una persona che cerca di organizzare, di incontrare, di fare con gli altri. E invece eccomi qui, da solo. Ho dovuto imparare non solo a navigare, ma anche a vivere nel silenzio.

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