navigare da soli. Archivi - Walter Zerla Photography https://walterzerla.com/tag/navigare-da-soli/ Walter Zerla Photography Fri, 17 Oct 2025 16:42:01 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.8.6 La solitudine in barca: il silenzio, la luce e la ricerca dell’immagine giusta | Walter Zerla https://walterzerla.com/la-solitudine-in-barca-il-silenzio-la-luce-e-la-ricerca-dellimmagine-giusta/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=la-solitudine-in-barca-il-silenzio-la-luce-e-la-ricerca-dellimmagine-giusta Wed, 08 Oct 2025 16:32:07 +0000 https://walterzerla.com/?p=9220 C’è un momento, quando il porto si allontana e il rumore della terra si spegne, in cui la solitudine in barca comincia a respirare con te. Non è assenza, ma presenza: presenza dell’acqua, del vento, del ritmo lento della vela che scivola. Non servono parole, il silenzio ha il timbro di un vecchio amico che […]

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C’è un momento, quando il porto si allontana e il rumore della terra si spegne, in cui la solitudine in barca comincia a respirare con te. Non è assenza, ma presenza: presenza dell’acqua, del vento, del ritmo lento della vela che scivola. Non servono parole, il silenzio ha il timbro di un vecchio amico che ti conosce da sempre.

Ma anche in questa quiete resta un’esigenza sottile e potente: quella di realizzare l’immagine giusta. Non quella che si impone, ma quella che si rivela, solo se la sai attendere. Così, anche oggi, traccio una rotta non soltanto sull’acqua, ma dentro la visione: previsualizzo la luce, immagino la forma, attendo il punto esatto in cui tutto si allinea — la vela, la nuvola, il riflesso, il respiro. La barca si muove, io pure, ma l’immagine è già lì, da qualche parte, pronta a farsi trovare.

La notte, d’estate, arriva lentamente. Si trascina con dolcezza, regalando crepuscoli lunghi, di un blu che sembra respirare. Il lago trattiene la luce, la piega, la culla come un pensiero che non vuole svanire. Allora rimango sul ponte, ad ascoltare i suoni che si allontanano, uno a uno, finché resta solo il fruscio dell’acqua contro lo scafo.

In inverno, invece, la notte non ha pazienza. Si precipita addosso già dal pomeriggio, e alle cinque è già buio pieno. Le ore si allungano come corde tese: dodici, quattordici, a volte di più. E nasce la domanda inevitabile: cosa fare, da soli, fino alle sette del giorno dopo?

Fortunatamente ho il mio compagno silenzioso: il computer. Con lui analizzo, ordino, seleziono. Rivivo le immagini salvate — fotogrammi di luce catturati nei giorni di navigazione.

Mangi quando hai fame, ti dimentichi di lavarti, resti con gli stessi vestiti addosso per giorni. Non c’è più il tempo degli altri, ma solo il tuo — dilatato, disordinato, vero. Ti accorgi di non aver parlato con nessuno per tutto il giorno solo quando senti la tua voce, per la prima volta oggi, uscire dalla bocca — magari per imprecare dopo la solita testata contro il boma. Allora ridi, da solo, come un matto.

Mi piace sdraiarmi a prua e lasciare che lo sguardo salga alle vele bianche, distese a farfalla, rischiarate dal faro dell’albero. Attorno, la notte ti scivola accanto come un respiro, mentre la barca si muove con la dignità di chi conosce il proprio destino. Questa solitudine in barca è una forma di conoscenza lenta.

È l’alba. Ho dormito nel sacco a pelo, ma sotto ho steso i miei vestiti, schiacciandoli con il corpo. Così, al risveglio, li trovo caldi, impregnati del mio calore notturno — piccoli frammenti di conforto contro l’umidità del mattino.

La prima cosa che faccio è guardare fuori, per capire che giorno sarà: il sole colorerà le nuvole? Ha smesso di piovere? C’è qualcuno che sta già pescando, o sono solo io, come al solito? Il computer collegato al laboratorio del CNR ha lavorato tutta la notte. Mi chiedo se ha raccolto i dati, se tutto ha funzionato.

Ho freddo? Ho caldo? Non lo so. Metto il caffè sul fornello e aspetto che l’acqua inizi a borbottare. Nel frattempo, riordino le idee in funzione del meteo esterno, cercando già di intuire la direzione della luce.

L’odore del lago al mattino è pesante, spesso; si porta dentro ancora l’umida notte. È il profumo del caffè che ha la magia di casa, di parole, di sveglia che suona. Mi stupisco sempre quando, descrivendo il mio carattere, dico di essere una persona che cerca di organizzare, di incontrare, di fare con gli altri. E invece eccomi qui, da solo. Ho dovuto imparare non solo a navigare, ma anche a vivere nel silenzio.

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